
DAL NOSTRO INVIATO CASARSA (Pordenone) - C' erano lo spumante, le tartine e il frico, tipico piatto friulano. Il sindaco con la fascia tricolore e la stampa locale al gran completo: pareti imbiancate, infissi nuovi, cortile rifatto. A Casarsa della Delizia, il «vecchio borgo intronato dal suono senza tempo della campana», entrato nella storia per aver visto crescere Pier Paolo Pasolini, ieri mattina è stata festa grande: a 32 anni dalla morte, è stata inaugurata, in quella che fu l' abitazione dell' amata madre Susanna, la casa-museo Pasolini. Un' iniziativa lodevole, molto attesa dai cultori della stagione «friulana» di Pier Paolo. Se non fosse per un particolare: tutte le sale, eccetto una in cui è stata allestita una mostra fotografica provvisoria, erano vuote. Non un manoscritto, non una bacheca, non un mobile, non un cimelio. E neanche una targa, una brochure. I convenuti - politici in testa - hanno alzato i calici in un ambiente surreale: un edificio a tre piani ristrutturato e tinteggiato, ma desolatamente sgombro. Per l' apertura definitiva bisognerà attendere la fine dell' anno. Potenza della politica. L' inaugurazione «anticipata», così come anticipato è stato lo scioglimento delle Camere, è stata voluta dal principale sponsor della casa-museo: il presidente della Provincia di Pordenone ed ex giocatore di rugby di serie A, Elio De Anna (Forza Italia), che si è appena dimesso per candidarsi alle elezioni regionali, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato alla sua mattinata di gloria. Una beffa postuma, per il grande poeta e cineasta. Degna di uno scritto «corsaro» sull' italica sindrome di tagliare nastri a spron battuto. Tanto più che, dagli anni ' 90, questa è la quarta o quinta inaugurazione. Il più recente lotto di lavori ha aggiunto due ali al corpo centrale della palazzina dove la famiglia Pasolini visse tra il 1943 e il ' 49, fino alla fuga di Pier Paolo a Roma in seguito alle accuse di omosessualità e all' espulsione dal Pci per «indegnità morale». Lui, De Anna, naturalmente la vede in modo diverso. Anche se una precauzione, annusando le critiche, l' ha presa: «Non è stata un' inaugurazione in senso stretto, tant' è vero che non ho tagliato nessun nastro. La cerimonia ha celebrato la conclusione del percorso edilizio. Ora parte l' altro compito: quello di riempire di contenuti culturali queste mura preziose». Già, ma allora quanti ulteriori vernissage attendono la casetta di Casarsa? Almeno tre, pare di capire, man mano che gli addetti svuoteranno il solaio dove adesso è accatastato il mobilio del poeta e le casseforti con i numerosi manoscritti. Entro aprile dovrebbero essere allestiti l' archivio-biblioteca e un ufficio per l' accoglienza. Entro luglio sarà invece completata la parte museale, con i documenti dell' Academiuta di lenga furlana, le edizioni dello Stroligut, i Quaderni rossi, le Poesie a Casarsa, lettere e manifesti politici, nonché alcuni dipinti e disegni di Pier Paolo. «Tutto materiale - spiega il direttore del Centro studi, Gian Mario Villalta - grazie al quale potremo testimoniare compiutamente la prima fase friulana, in poesia e prosa: quella in cui Pasolini riconosce se stesso e pone le fondamenta della sua poetica». D' accordo, ma quando il pubblico potrà fruire di tutto ciò? L' aula multimediale, gli spazi per seminari aperte alla scolaresche, la camera da letto e lo studiolo di Pier Paolo saranno terminati, salvo intoppi, a fine
Peronaci Fabrizio
Pagina 18
(24 febbraio 2008) - Corriere della Sera
DAL NOSTRO INVIATO CASARSA (Pordenone) - Nico Naldini, lo sa che hanno inaugurato la casa-museo di Pasolini? «Davvero? Ma è l' ennesima volta! In tutti questi anni non so quante inaugurazioni abbiamo, anzi, mi scusi, hanno organizzato. Tutto ciò serve solo a fare un bel banchetto e a favorire la carriera di qualche politico». Ma lei, in quanto cugino e biografo di Pier Paolo, nonché ex proprietario della casa di Casarsa in cui hanno vissuto sua madre Enrichetta e sua zia Susanna, non era stato invitato? «Macché, e a quel che ne so non è andato neanche il presidente del Centro studi Pasolini, Fernando Bandini. Da quando, più di dieci anni fa, fui costretto a vendere l' immobile e tutto l' archivio pasoliniano, con documenti importanti non solo sulla stagione friulana di Pier Paolo ma anche sui suoi contatti con Fortini, Betocchi e Caproni per la rivista Officina, non si è fatto altro che ripetere che lo stabile andava restaurato. Strano, io spesso sono entrato e non mi è caduto in testa nessun calcinaccio». Nella casa-museo, prima dell' ultimo lotto di lavori, non erano stati promossi convegni o seminari? «Sì, ogni tanto. Lì ho presentato un paio di miei libri, ma sono fatti episodici. La verità è che tengono tutto in cassaforte e che non hanno mai fatto nulla a favore della ricerca. Di recente un professore della Yale mi ha chiesto di controllare una parola dei Quaderni rossi, io ho provato a rintracciarli ma mi hanno risposto picche. E allora mi domando: quale password ci vuole per accedere agli archivi pasoliniani di Casarsa, quella della Nasa?».
Peronaci Fabrizio
Pagina 18
(24 febbraio 2008) - Corriere della Sera
COMMENTATE VOI STESSI, CASARSESI!!!
IL LORO STIPENDIO AMMONTA A 19.150,00 € AL MESE
STIPENDIO BASE 9.980,00 € AL MESE
PORTABORSE 4.030,00 € AL MESE (IN GENERE PARENTE O FAMILIARE)
RIMBORSO SPESE AFFITTO CIRCA 2.900,00 € AL MESE
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RIMBORSO SPESE RISTORANTI
HANNO DIRITTO ALLA PENSIONE DOPO 35 MESI, MENTRE UN NORMALE CITTADINO DEVE LAVORARE ALMENO 35 ANNI, CHE PRESTO POTREBBERO DIVENIRE 40.
INCASSANO 103.000,00 € A TESTA GRAZIE AI RIMBORSI DELLE SPESE ELETTORALI, IN VIOLAZIONE AL DIVIETO DI FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI CHE E’ STATO SANCITO DA REFERENDUM POPOLARE NEL 1993.
Come si può pretendere che conoscano i problemi reali, se non sanno quanto costa un chilo di pane, un litro di latte, un litro di benzina...